Appunti di fotografia [37] – In parole povere, Gianni Berengo Gardin

Dalla copertina del libro “In parole povere” di Gianni Berengo Gardin:

Quando mi domandano se ci siano ancora cose importanti che vorrei fotografare, rispondo che sono soddisfatto delle immagini realizzate.
Ogni giorno però, se esco di casa, sento il bisogno di portare con me la mia macchina fotogafica.
Quando esci di casa senza macchina fotografica, c’è sempre qualche inquadratura che avresti voluto fermare sulla pellicola.
Allora è meglio non rischiare.
La fotografia, d’altronde, rimarrà sempre la mia vita.

Appunti di fotografia [35] – Includere ed escludere

Il lavoro di ogni fotografo è decidere cosa sta nel fotogramma ma anche cosa deve stare fuori. Scelta senza la quale non c’è personalità.

In fotografia quello che decidiamo di includere nell’immagine ha la stessa importanza di quelli che decidiamo di escludere.

Quando il succo di una fotografia è solo il soggetto senza un’intenzione consapevole dietro al modo in cui quel soggetto viene rappresentato, decade il senso di fotografia.

Purtroppo non riesco a ritrovare la puntata esatta del podcast On the nature of Light da cui ho tratto questi appunti.

Appunti di fotografia [34] – Quando una fotografia esiste

[…] Quello che si vede rappresentato (in una fotografia) è quindi come uno spettro imprigionato su un supporto per tutto il tempo che intercorre tra lo scatto e il momento in cui qualcuno non decide di osservare la foto.

[…] Con l’atto di osservare un’immagine fotografica, lo spectator la riporta momentaneamente in vita, almeno nella sua testa. Finché nessuno la guarda, finché rimane in un cassetto, una fotografia non esiste.
Il compito dello spectator è quello, difficilissimo, di ricreare nella sua mente non solo la scena ripresa dalla fotografia, ma anche il suo contesto. […]

Tratto dal podcast La Camera Chiara di Roland Barthes – Operator, Spectrum, Spectator di On the nature of light: https://open.spotify.com/episode/6L4CsPuJRSSYvEhtCVCY4k?si=c_bh64ZYT8iR6JYG6HYivQ

Appunti di fotografia [33] – Dis-impara la fotografia… i podcast!

Questo più che un appunto è uno sfogo.
In questi mesi, per quasi 3 ore al giorno, sto ascoltando numerosi podcast sulla fotografia, alcuni piuttosto validi e altri al limite dell’indecenza.
Riguardo questi ultimi, mi chiedo come si possa decidere di cominciare a parlare pubblicamente di fotografia senza la minima cultura e senza aver verificato che quanto si sta dicendo sia corretto.
Io non ho dubbi che una persona, in buona fede, possa buttarsi in un progetto come un podcast che parla di fotografia, probabilmente nella speranza di “imparare facendo”, ma bisogna avere una COSCIENZA! Bisogna essere davvero consapevoli che tutto ciò che si dice è ascoltato sia da persone che ne sanno di più (e che quindi ignoreranno eventuali castronerie), sia da persone alle prime armi che prenderanno TUTTO per vero.
Quello che mi ha fatto inorridire e anche un po’ arrabbiare, però, è stato quando gli autori di questi podcast, che riducendo un po’ al nocciolo della questione ti insegnano cose sbagliate, hanno anche il coraggio di chiedere soldi per supportare il format! E l’aspetto assurdo è che alcuni ignoranti (si, perché ignorano completamente che una parte di quanto viene detto è errato), glieli danno pure quei soldi!
Preferisco non fare i nomi dei podcast che ho ascoltato e che reputo altamente diseducativi, ma voglio esortare tutti i neofiti ad ascoltare solo le parole dei grandi artisti, dei grandi fotografi, o coloro che hanno già una cultura comprovata, e non improbabili fotografi o presunti insegnanti che decidono di buttarsi nel web senza sapere la responsabilità che hanno!
Quanto detto vale anche per tutti quelli che decidono di esporsi su internet come gli youtuber, gli instagrammer,… improvvisati o addirittura quelli che vendono i propri corsi online. Tutti.