Appunti di fotografia [73] – La buona fotografia secondo Michael Sweet

Cosa deve avere una fotografia per essere considerata “buona”?
Una buona fotografia deve raccontare una storia, deve parlare all’osservatore. Ho appena partecipato alla giuria di un concorso di Street Photography in Italia e, durante la selezione, ho usato il criterio di scartare le foto che entro un secondo non mi dicevano niente. In questo modo la selezione è stata molto severa. Solo in un secondo tempo ne guardavo gli aspetti più tecnici, come la composizione, la messa a fuoco, la resa dei colori, il contrasto… ma non mi dispiace se una
fotografia è fuori fuoco, l’inquadratura casuale o molto contrastata. Mi piace rompere le regole e apprezzo quest’atteggiamento anche nel lavoro degli altri. Ci sono troppe fotografie perfette, io voglio qualcosa di grintoso,
di diverso e unico: le fotografie devono dire qualcosa.

Tratto da un articolo-intervista a Michael Sweet su fotografiastore.it (rif. AG_65).

Appunti di fotografia [72] – Posso portare il treppiede nel bagaglio a mano?

Nel lontano 2019, spinto da un post su Facebook (che non riesco a ritrovare) in cui una persona domandava se si potesse portare il treppiede all’interno del bagaglio a mano in un volo aereo, non fidandomi troppo delle risposte senza fonte e imprecise che venivano date, ho deciso di scrivere all’ENAC.

Voglio condividere la risposta che mi è stata data e che, spoiler, chiarirà non completamente le idee. :(

La mia domanda fondamentalmente è stata: “[…] si possono portare treppiedi fotografici a bordo degli aerei all’interno del bagaglio a mano? Ho provato a cercare in questo link: https://www.enac.gov.it/passeggeri/cosa-portare-bordo/articoli-vietati-in-cabina ma non vengono espressamente citate le attrezzature fotografiche o i cavalletti.”

Questa la risposta (li ringrazio in ogni caso ancora per avermela data):

[…] con riferimento alla Sua e-mail e specificando che le informazioni che seguono riguardano le sole tratte all’interno dell’Unione europea, La informiamo che l’oggetto da Lei descritto non rientra nella lista degli articoli proibiti elencati nella legislazione internazionale e nazionale. Tuttavia è opportuno far presente che la lista degli articoli proibiti non è esaustiva e i princìpi che regolano l’inclusione di un oggetto o un articolo all’interno di tale lista sono relativi alla sua immediata e intrinseca pericolosità (es. coltelli), all’apparire come pericoloso (es. armi giocattolo), così come alla eventualità che un articolo/oggetto, normalmente non pericoloso, possa essere utilizzato in modo improprio per colpire o provocare ferite gravi (per esempio a causa di punte ed estremità acuminate, taglienti e/o affilate).

Pertanto, non è possibile escludere che, all’atto dei controlli del bagaglio a mano e degli effetti personali del passeggero, gli addetti alla sicurezza potrebbero considerare e ritenere il treppiedi fotografico come un oggetto potenzialmente pericoloso.

Le suggeriamo quindi di contattare in via preventiva la compagnia aerea con la quale di volta in volta sceglie di viaggiare per verificare l’eventuale possibilità di inserire tale articolo all’interno del bagaglio da stiva.

Le compagnie aeree, infatti, possono imporre particolari restrizioni per il bagaglio a mano e da stiva, nonché per altri articoli che il passeggero intenda portare con sé in cabina. Tali restrizioni sono riportate nelle Condizioni contrattuali accettate dal passeggero al momento dell’acquisto di un biglietto e differiscono notevolmente da compagnia a compagnia e, per la stessa compagnia aerea, variano anche per classe di prenotazione, rotta e/o tipo di aeromobile o Paesi verso i quali si è diretti.

Inoltre, per le tratte intercontinentali vigono delle normative aggiuntive rispetto alle regole di sicurezza adottate nell’Unione Europea.

Pertanto, al fine di evitare il pagamento di ulteriori costi aggiuntivi in aeroporto e/o negati imbarchi per difformità a quanto consentito, Le suggeriamo di attenersi alle condizioni contrattuali relative al Suo biglietto e di contattare dunque la compagnia aerea con la quale ha scelto di viaggiare.

La invitiamo infine a seguire le eventuali istruzioni fornite ai controlli di sicurezza dalla Vigilanza Aeroportuale e dalle Forze dell’Ordine presenti.

Cordiali saluti.

Direzione Generale
Funzione Organizzativa Comunicazione Istituzionale
Ente Nazionale per l’Aviazione Civile

Appunti di fotografia [71] – Il proprio lavoro e la fotografia

Ovviamente è un appunto per chi non si occupa soltanto di fotografia e l’ho trovato molto interessante.

Penso che ognuna di queste attività (insegnante, scrittore e fotografo) sostenga l’altra. Non potrei essere un buon fotografo o un bravo scrittore se dovessi lavorare 40 o 50 ore alla settimana come dipendente di un’azienda. Mi ucciderebbe. Sicuramente. Mi dispiace per le persone che invece sono schiave di questo sistema economico. Perdono la loro capacità di soddisfare la creatività insita in ogni essere umano. Forse non se ne pentono nell’immediato, ma finiranno per farlo.

Tratto da un articolo-intervista a Michael Sweet preso su fotografiastore.it (rif. AG_65).

Appunti di fotografia [70] – Diane Arbus

Appunti tratti dal libro “Diane Arbus”.

Tutti vorrebbero dar di sè una certa immagine, ma poi appaiono in un’immagine differente, ed è in quest’altra immagine che la gente li vede. Se guardate qualcuno per strada, ciò che gli vedete è un suo difetto. E già una cosa strana che noi tutti abbiamo certe particolarità. E non contenti di quelle che abbiamo, ce ne creiamo ancora delle altre. Tutto il nostro comportamento consiste nel mostrare alla gente cosa vogliamo si pensi di noi, ma c’è sempre una differenza fra quel che vogliamo si sappia di noi e quello che non possiamo evitare si sappia di noi. E questo ha a che fare con quella che ho sempre chiamata la distanza fra l’intenzione e l’effetto. Voglio dire che se si osserva la realtà da vicino, se in qualche modo si arriva proprio sino ad essa, allora la realtà diventa fantastica. È veramente fantastico che noi abbiamo un certo aspetto e che a volte si riesca a vederlo molto chiaramente in una fotografia. Vi è qualche cosa di ironico nel mondo e ciò
deriva dal fatto che ciò che si intende non viene mai fuori come lo si intende.

[…]

Quello che voglio dire è che è impossibile uscire dalla propria pelle ed entrare in quella di un altro, Ed è un po’ di questo che si tratta. Che la tragedia di un altro non è la stessa della nostra.

Un’altra cosa è che una fotografia deve essere specifica. Ricordo che molto tempo fa, quando avevo appena cominciato a far fotografie, pensavo: “C’è un’immensa quantità di gente nel mondo e sarà terribilmente difficile fotografarli tutti, così se fotografo una specie di essere umano generico, tutti lo riconosceranno”. Sarà più o meno ciò che chiamavano l’uomo comune o qualcosa di simile. È stata la mia maestra, Lisette Model, a farmi finalmente comprendere che più si è specifici, più sarà generico il risultato. E ci sono certe evasioni, certe reticenze di cui penso bisogna liberarsi

[…]

Ho scoperto recentemente quanto mi piace ciò che non si vede in una fotografia. Una vera e propria oscurità fisica. Ed è per me molto emozionante ritrovare l’oscurità.

[…]

Certe fotografie sono delle incursioni sperimentali senza che uno nemmeno lo sappia. Diventano metodi. E’ importante fare delle brutte fotografie. Sono le brutte che mostrano qualcosa di nuovo. Esse possono farvi riconoscere qualcosa che non avevate visto, in una maniera che ve la farà riconoscere quando la rivedrete.

Detesto l’idea della composizione. Non so cosa sia una buona composizione. In verta, probabilmente devo saperne qualcosa perché ci ho lavorato parecchio, cercando di scoprire quello che mi piace. Talvolta per me la composizione è collegata a una certa luminosità o a una sensazione di calma, e altre volte è il risultato di certi curiosi errori. Si possono fare le cose in modo giusto o in modo sbagliato, e alle volte mi piace il modo giusto, alle volte quello sbagliato. Questa è la composizione.

[…]

Una cosa strana è che non ho mai paura quando guardo nel mirino. Un tale potrebbe venirmi incontro con un fucile o una pistola e io continuerei a tener l’occhio incollato al mirino, come sicura di essere invulnerabile. Sembra proprio un fatto straordinario. Ma certamente vi sono dei limiti, e Dio sa che se delle truppe cominciassero ad avanzare verso di me, verrebbe il momento in cui sarei presa dal terrore di essere uccisa.

Ma la macchina fotografica ha un certo potere. Tutti sanno infatti che con la macchina voi avete su di loro un vantaggio. Voi siete in possesso di un oggetto magico che ha questo potere, che può fermarli e tenerli fermi.

[…]

Per me il soggetto di una fotografia è sempre più importante della fotografia. E più complicato. La stampa è per me importante, ma non è una cosa sacra. Penso che la toto è importante per ciò che rappresenta. Voglio dire che dev’essere una toto che rappresenta qualche cosa. E ciò che essa
rappresenta e più importante di quello che essa è.

[…]

Mi pare veramente di avere una specie d’istinto per la qualità delle cose. È qualcosa di sottile e per me un po’ imbarazzante, ma credo davvero che ci siano cose che nessuno vedrebbe se io non le fotografassi.

Appunti di fotografia [69] – Harold Davis e la composizione

Due frasi da ricordare, tratte dal libro di Harold Davis “La composizione fotografica”:

La composizione è un processo, non un insieme di regole ferree.

Se non avrete preconcetti, nella vostra pratica quotidiana vedrete e scoprirete di più del mondo che vi circonda, così ricco di possibilità, interesse e gioia.