Non faccio le foto per me, per me ho gli occhi. Se faccio le foto è per pubblicarle.

Per lui (Fedele Toscani, papà di Oliviero) non era importante come fotografavi, per lui era importante cosa fotografavi.

L’unica foto che mi sento di escludere è quella di me stesso da morto.

Non ero lì perché uno era famoso, no. Ero lì perché era uno interessante.

Oliviero Toscani decide che la moda può essere uno strumento per raccontare la storia è non solo per vendere indumenti.

Esagerare è una forma di creatività che appartiene all’arte.

Il controsenso visivo. […] Semplicità. (Sulla foto dei 3 cuori uguali e la scritta “white black yellow” in corrispondenza dei cuori)

Le persone normali hanno sempre un mostro da giudicare per convincersi di non essere simili a lui.

Non so se avrei il coraggio adesso di fare una roba così. (Riferito al lavoro sulla pena di morte).
Devo dire che tutti i grandi lavori è così. Quando poi guardi indietro dici madonna ma ero matto a fare una roba così, che incoscienza.

Colors è stato fatto con questo principio: andare a prendere le non-notizie, e farle diventar notizie.

Ormai la fotografia è più reale della realtà: ci rendiamo conto che c’è la guerra perché vediamo le immagini.

Quando lui fa un lavoro, ha sempre quell’approccio come per dire “ma va beh, mal che vada, cosa vuoi che mi succeda?”

Avrei potuto benissimo sfruttare molto di più certe situazioni, avere dei vantaggi. […] Alla fine, non mi sono mai reso conto che, dove ero, avrebbe potuto essere importante. Che ero (nel posto) giusto al momento giusto… Forse va bene così.

Tratto dal documentario “Oliviero Toscani. Professione fotografo” su itsart.tv.