Appunti di fotografia [86] – Da informatici a fotografi

Mi è capitato di ascoltare numerose storie di fotografi, e in tanti casi ho sentito di ex-informatici che hanno deciso di lasciare il lavoro per mettersi a fare i fotografi di professione.

Che sia un messaggio subliminale per me? :)

Non lo so, ma al momento vorrei tenere la fotografia come passione perché credo che la trasformazione in lavoro (e quindi magari essere condizionato nelle scelte e nell’agire da un committente) possa farle perdere una parte del suo fascino.

Al momento, la penso così :)

Appunti di fotografia [81] – Chi è un fotografo, Settimio Benedusi

In una story Instagram del 23 settembre, Settimio Benedusi ha inserito uno screenshot di una persona che chiedeva:

“Scusatemi…. ma secondo voi, chi fotografa per hobby o soltanto perché gli piace fare un bel paesaggio o un ritratto, per quale motivo deve essere un NON FOTOGRAFO???”

Sotto la risposta di Settimio:

“Per lo stesso motivo per cui se io faccio la pizza la domenica pomeriggio non mi definisco pizzaiolo e soprattutto non mi metto a fianco a una pizzeria a regalare la mia pizza.”

Personalmente penso che non si possa dare una risposta così netta e categorica alla domanda posta, anche se comprendo la posizione di Benedusi.

Provo a ragionare a voce alta su alcuni aspetti come:

  • se mi mettessi a fare la pizza solo la domenica, tutte le domeniche, studiando, approfondendo, facendo corsi, cucinando sempre per la famiglia, per amici,… non potrei essere definito pizzaiolo? mmm….
  • se avessi già un reddito, o se fossi molto ricco di famiglia, e decidessi di passare la mia vita a studiare fotografia e fotografare persone, cose, animali,… magari anche riuscendo a fare mostre (a parte che pagando…) non potrei essere definito fotografo?
  • e la stessa cosa non potrebbe valere con la scultura, la pittura, l’informatica? Si, non potrei studiare e programmare per hobby e definirmi (o essere definito) informatico o programmatore?
  • oppure puoi definirti fotografo, pittore, scultore e poeta solo se percepisci del denaro?
  • ovviamente non puoi definirti medico se studi per i fatti tuoi la domenica pomeriggio per anni. Mmmm….
  • e come ci si può definire allora se si passa una vita ad approfondire qualcosa che si ama, senza mai esercitare la professione? Non sono un pittore, ma amo costantemente dipingere tele con i pennelli? Non sono un fotografo, sono una persona che crea fotografie seguendo un proprio pensiero?
  • e tutti i “fotografi” di associazioni come la FIAF? A questo punto non dovrebbero essere chiamati “fotografi”.

Non so… dovrei ragionarci ancora un po’… al momento non riesco a prendere una posizione netta a riguardo anche se l’ultimo punto sposta moltissimo il mio pensiero…

Appunti di fotografia [80] – Chi è un fotografo, Oliviero Toscani

Chi è per lei un fotografo?
«Tutti fotografiamo, ma essere un fotografo non vuol dire solo fotografare. Il fotografo è un pensatore. Guarda, sceglie, analizza, critica dal suo punto di vista. Quello del fotografo è un mestiere intellettuale, come la scrittura. Un mestiere oggi inflazionato da gente incompetente. La professione fotografo non esiste più» [Oliviero Toscani, 80 anni, a
Massimo Arcangeli, Mess].

Tratto da una story Instagram di Settimio Benedusi del 13/9/2022.

Appunti di fotografia [78] – Consigli per (alcuni) ritratti, dalla parte del fotografo

Qualche settimana fa ho ascoltato con attenzione un bel reel Instagram di Marco Onofri (che vi consiglio di seguire) che raccontava ciò che avveniva all’interno del progetto “Ricordi”. Di seguito riporto due spunti interessanti sul ritratto, anzi, su quel tipo di ritratto. Perché il ritratto non è tutto uguale! L’agire dipende dallo scopo che hai, da quello che vuoi ottenere. Nessun “genere” fotografico si fa solo così o solo cosà. Tutti devono essere guidati dallo scopo.

Marco Onofri cerca un ritratto in cui la persona appaia autentica, cerca eleganza e fierezza. No ai sorrisoni e alle posettine. Al massimo un sorriso accennato e fiero. Mi guardi, mi dai fiducia e ti lasci guardare negli occhi.

Un utente in un commento ha chiesto:

“Sono molto curioso di sapere cosa dici, quali domande fai ai vari soggetti per fare si che si “aprano o si fidino” di te. Comprendo che ogni soggetto é diverso… quindi non esiste una regola uguale per tutti, ma come inizi… cioè una cosa che chiedi a tutti.”

Risponde Settimio Benedusi:

“Mi permetto: non si fa assolutamente nessuna domanda! Si guarda, si ascolta, si osserva. In maniera invisibile. Se si parte facendo una domanda si pone al centro dell’attenzione NOI, mentre il centro dell’attenzione sono LORO.”

Appunti di fotografia [74] – Marc Hom: il ritratto, i libri, la stampa, il tempo

[…] Alla fine, si tratta di relazioni e connessione umana. Per me è tutto negli occhi. Quello che vedo negli occhi dei miei soggetti si riflette immediatamente su di me, creando l’energia e la fiducia necessarie per creare una fotografia onesta. Gran parte del lavoro che viene svolto nella fotografia avviene al di fuori dello scatto vero e proprio di un ritratto: accade nel rapporto costruito tra me, come fotografo, e il mio soggetto. Le foto di maggior successo vengono realizzate quando c’è una profonda fiducia e onestà – quando una persona si apre all’intimità e alla vulnerabilità di essere fotografata e mi permette di esplorare un pezzo della sua anima.

C’è una consistenza e una sensualità nella fotografia stessa che credo davvero si esprima al meglio sotto forma di un libro. Proprio come lo sviluppo di una relazione richiede tempo, così anche il godimento delle pagine stampate di un libro. In un mondo moderno caratterizzato da grande velocità e costante stimolazione visiva, penso che sia diventato più importante che mai fermarsi, concentrarsi e riflettere. I libri danno alla fotografia il rispetto che merita, invitando questi momenti di pausa e riflessione.

[…] Credo ancora fortemente nel romanticismo tattile dei media stampati e sento che è importante onorare la fotografia in questo modo. Continuo a fare libri perché faccio tesoro dell’esperienza di toccare le pagine, di guardare in modo concentrato e intenzionale, e di prendere il tempo per fermarsi e lasciare che la mente vaghi e sia ispirata.

[…]

Dall’introduzione (tradotta) di Marc Hom del suo libro Profiles.