Appunti di fotografia [66] – Fotografare le persone – Kaupo Kikkas

Kaupo Kikkas spiega il suo approccio nel fotografare le persone:

C’è un detto che amo che dice: “Per scattare foto di qualità ci vogliono fotocamere di qualità. Per scattare grandi foto ci vogliono cuore e anima”.

Credo che fotografare gli esseri umani sia il settore più dinamico e stimolante in campo fotografico. I fotografi non dovrebbero mai dimenticare che posare per una foto è un atto di fiducia. È un’arte fragile e delicata da rispettare.

A volte, i miei soggetti dicono di amare la mia sicurezza perché li fa sentire più a loro agio. Questa sicurezza deriva dal fatto di essere ben preparati, almeno tecnicamente. Per esempio, se ti concentri troppo sui numeri F e sulla gestione della fotocamera, semplicemente non ti rimane abbastanza attenzione da dedicare al tuo soggetto.

Conosci la tua attrezzatura e usala.

La cosa bella è che la mia fotocamera pensa già a tutto, permettendomi di mantenere l’attenzione concentrata sull’aspetto più importante dell’immagine: il soggetto. […]

Un fotogramma, una storia

Dovete pensare al fotogramma come alla tela per un pittore. Uno degli errori più comuni dei principianti è mettere a fuoco la persona che ritraggono, dimenticando il resto dell’immagine. Ciò significa che riempiono due terzi della “tela” con qualcosa di scarsa importanza, e non dovrebbe essere così. Con questo in mente, mi avvicino a uno scatto pensando che non esistano sfondi, né primi piani ma solo un’unica cosa, o persona, ossia la storia all’interno del fotogramma.

Se lavoro con una persona, cerco sempre di immaginarmi la sua storia e di enfatizzarla pensando a come la racconterò attraverso il mio obiettivo. Anche se si tratta di un semplice primo piano in bianco e nero, devo comunque convincere innanzitutto me stesso del perché sono lì e di cosa sto facendo.

Ciò che lo spettatore vedrà nel fotogramma dipende dalla lunghezza focale dell’obiettivo che uso. Scatto attualmente a 135 mm con un obiettivo 135 mm f/1.8 G Master incredibilmente nitido. Me ne sono innamorato la prima volta che l’ho provato. In genere, lo riservo agli scatti ravvicinati e a figura intera per il suo effetto bokeh, il più morbido in assoluto. Uso anche l’85 mm e il 24-70 mm G Master. Sono questi i tre obiettivi con cui scatto circa il 90% dei ritratti, pur prediligendo il 135 mm. Quando, però, mi sposto e voglio viaggiare leggero, ne porto con me uno solo, a seconda del progetto.

Composizione

La composizione è un po’ come un gioco. Occorre conoscere a fondo, quasi a livello di subconscio, solo una manciata di regole, dopodiché, sei libero di improvvisare e farti prendere dai lampi di ispirazione della seduta. È come nella musica: prima di improvvisare, devi conoscere lo spartito.

Se non conosci bene le basi e inizi a improvvisare, la composizione potrebbe risultare scombinata: l’idea può anche essere buona ma l’inquadratura generale può risultare disordinata. È una situazione che vedo spesso ed è particolarmente pericolosa per le persone di talento che, avendo molte idee, pensando di poter sfuggire alle regole di base.

Illuminazione

Illuminare un soggetto non significa solo accendere o spegnere una luce. La luce possiede molte qualità: il colore, l’intensità, la nitidezza e la direzione. L’aspetto più importante è analizzare e capire la luce presente sulla scena e solo dopo decidere cosa volerne fare.

Per me, il processo di illuminazione inizia spesso con piccoli movimenti, piuttosto che tutto insieme, per esempio aggiungendo grandi luci, stativi e softbox. Spostare il soggetto anche solo di pochi metri, infatti, può cambiare totalmente la luce così come variare l’angolo di ripresa può stravolgere la prospettiva e lo sfondo, modificando nel complesso l’equilibrio della composizione e della luce.

Questi appunti sono stati presi dal link: https://www.sony.it/alphauniverse/alpha-academy/articles/…
Alpha Academy è una bella idea di Sony che contiene tanti articoli interessanti. Dategli un’occhiata. :)

Appunti di fotografia [65] – Ferdinando Scianna

Dopo aver visto la mostra di Ferdinando Scianna a Palazzo Reale a Milano, mi sono rimaste nel cuore queste sue tre frasi:

Non pretendo, non lo pretendo più, di cambiare il mondo con le fotografie. Mi ostino a credere, però, che le cattive fotografie lo peggiorano.

Più che scrivere con la luce, fotografare è leggere ciò che il mondo ha scritto con la luce…

Sono più orgoglioso delle foto che amo che di quelle che faccio.

Ferdinando Scianna

Appunti di fotografia [37] – In parole povere, Gianni Berengo Gardin

Dalla copertina del libro “In parole povere” di Gianni Berengo Gardin:

Quando mi domandano se ci siano ancora cose importanti che vorrei fotografare, rispondo che sono soddisfatto delle immagini realizzate.
Ogni giorno però, se esco di casa, sento il bisogno di portare con me la mia macchina fotogafica.
Quando esci di casa senza macchina fotografica, c’è sempre qualche inquadratura che avresti voluto fermare sulla pellicola.
Allora è meglio non rischiare.
La fotografia, d’altronde, rimarrà sempre la mia vita.